Capitolo Primo: In Capanna Alpe Salei

Siamo partite alle due e mezza o tre di notte, adesso non ricordo con precisione, ero ancora un po’ sotto l’effetto di Morfeo.

Le valige le avevamo già caricate prima di coricarci, mancavano i cani (dei miei genitori), le bevande e le cibarie da viaggio.

Autostrada buia.

Veloci proseguiamo nella notte superate solo dai macchinoni targati Sizzera che sfrecciano senza temere gli autovelox.

Arriviamo sulla Milano Laghi che il cielo inizia a schiarirsi. Grossi nuvoloni, però,  preannunciano la pioggia che ci avrebbe accompagnato per un po’ di tempo.

All’alba “conquistiamo” il confine dopo aver comprato all’ultimo distributore italiano, la vignetta autostradale per la bellezza di 40 euro annuali (per arrivare a Milano ne abbiamo spesi ai caselli giusto la metà e con il ritorno abbiamo raggiunto la quota che si spende per 365 giorni nelle autostrade svizzere..non è pazzesco? ma le sappiamo tutti queste cose strane che succedono in Italia).

Le Alpi si alzano davanti a noi. Io le guardo estasiata. Finalmente di nuovo qui.

28 anni di vacanze estive e Natali passati in questa nazione; due e mezzo di qualcosa di simile all’esilio.

Ma questa è un’altra storia.

Arriviamo nei pressi di Locarno e da lì iniziamo a salire verso la Valle Onsernone.

La prima tappa è la Capanna Alpe Salei, come avevo anticipato nel post precedente.

Parcheggiamo la macchina e ci avviamo, bagagli e cagnoline, verso la funivia, unico mezzo a parte le gambe, che porta in capanna, a 1777 m. Qui trovate il link al sito ufficiale, nel caso voleste fare un giro da quelle parti.

Riabbraccio i miei familiari, soprattutto mia sorella, che assieme al suo ragazzo gestisce la capanna. Non la vedevo da un sacco di mesi!

La capanna è rimasta il posto fantastico che mi ricordavo dalla scorsa estate. Solitaria, di pietra, immersa tra quelle montagne morbide e austere allo stesso tempo. Quel verde oliva dei pascoli di estate inoltrata. E quelle nuvole.

Mammamia quelle nuvole. Bellissime, avvolgenti e portatrici di fresco, pioggia e fulmini!

Quattro giorni quasi sempre avvolti da quelle nuvole. Meditativi, intimi, anche di lavoro (volontariato), ma ridotto rispetto allo scorso anno. Giochi in scatola, incontri, intaglio di legno, gatti che mangiano topolini, racconti, polente buonissime (il loro piatto forte è una polenta speciale, andate ad assaggiarla! Non ve ne pentirete) e birre della valle.

Svegliarsi la mattina presto tra quelle montagne e sapere che non c’è praticamente nessun’altro nel raggio di chilometri è una sensazione di pace pazzesca.

Non vedo l’ora di tornarci prima che chiudano, questo autunno. Voglio vedere i colori di quella stagione cromaticamente calda.

Insomma, passiamo lì quattro giorni intensi e un giovedì mattina, rimontiamo sulla funivia, scendiamo a valle e…

…e scoprirete cosa abbiamo trovato in macchina la settimana prossima!

Appuntamento quindi mercoledì prossimo per il secondo capitolo di questo viaggio e il nuovo video!

Ecco quello dedicato ai giorni passati in Capanna 😀

Karmapeyotes!

 

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