Capitolo Secondo: freddo e pioggia

…e troviamo che un topolino di montagna ha fatto festa nella macchina. Metto subito in moto per vedere se il piccolo roditore aveva causato danni più brutali del rosicchiare la borsa con il cibo, ma per fortuna si è limitato ai taralli e a fare un buco nel portaoggetti per arrivare alla frutta secca.

Ripartiamo.

Locarno è intasata dal Film Festival. Il Gottardo è intasato dai rientri.

Scegliamo di attraversare i Grigioni, a est della Svizzera, e fare il Passo del San Bernardino. Sotto la pioggia. La macchina pesante. Il passo bello in pendenza. Le macchine dietro un po’ infastidite. Io che sudavo freddo.

Un sacco di ore ad attraversare però paesaggi che nonostante il cielo grigio, scorrevano bellissimi oltre i finestrini della macchina. Quante cascate!

 

Arriviamo ad Einsiedeln, la città di origine di mia mamma. Città che un tempo era un paesino, ma che soprattutto negli ultimi dieci anni ha iniziato a perdere la sua intimità caratteristica in nome di una qualche modernità che non capisco.

Hotel costoso, bagno in comune, tutto pulito e ben organizzato.

Nonostante la pioggia, la sera usciamo a passeggiare per il paese. Einsiedeln è per lo più conosciuta per la sua abbazia in stile barocco e roccoccò sorta laddove san Meinrado aveva costruito il suo eremo (tappa importante per il Cammino di Santiago).

Le agiografie del Santo riportano che entrò nel monastero benedettino di Reichenau sul lago di Costanza, dove divenne presbitero. Dopo aver svolto l’attività di insegnante nei pressi di Zurigo, attorno all’830, chiese ai superiori di potersi ritirare a vita eremitica in una vicina foresta. La popolazione locale lo ammirava per la sua vita ascetica e divenne ben presto famoso nella regione. Da qui la decisione di allontanarsi ulteriormente da località abitate. Scelse una foresta nei pressi dell’attuale Einsiedeln, dove visse per circa venticinque anni, fino alla sua morte. Le cronache raccontano che due briganti che credevano che il sant’uomo nascondesse dei tesori, si finsero pellegrini e lo assalirono uccidendolo a bastonate. La leggenda vuole che essi fossero stati successivamente inseguiti da due corvi, i quali, riconoscenti all’eremita che aveva loro salvato la vita da un rapace, avessero segnalato la presenza degli assassini permettendone l’individuazione, la cattura e la condanna al rogo.

Wikipedia

Lo stemma di Einsiedeln sono infatti due corvi su sfondo rosso.
Visitiamo l’interno dell’abbazia e la cappella con la madonna nera e poi ci dirigiamo verso le stalle. Sì, perchè Einsiedeln ha una sua razza equina e quindi il suo allevamento proprio dietro la chiesa.
Un giro veloce anche per il centro e poi la fame inizia ad assalirci, così ci permettiamo una pizza fuori.
Molto buona, io l’ho presa con la frutta! Ditemi quello che volete, ma a me è piaciuta un sacco 😀
Il giorno seguente mangiamo una super colazione in hotel mentre il cielo non la smette di buttare giù pioggia. Cambiamo gli euro in franchi svizzeri e poi riprendiamo la macchina e ci dirigiamo al Verkehrshaus di Lucerna (museo dei trasporti e delle telecomunicazioni), il mio museo preferito da quando sono piccola!
Un tuffo nel passato in questa uggiosa e fredda giornata di agosto. Treni, macchine, sottomarini, aerei e tutta una zona dedicata allo spazio ci hanno fatto passare un pomeriggio superfico!
Andateci! Il prezzo, come ovunque in Svizzera, non è invitante, ma è davvero un museo fatto bene.
La sera torniamo in hotel e ceniamo in stanza con quello che abbiamo comprato in mattinata al supermercato, ma non prima di essere state sulla grande terrazza, con vista su tutto l’immaginabile, a bere una birretta con i coraggiosi raggi di sole che sfidano le nuvole.
La mattina dopo decidiamo di…..
A mercoledì prossimo per il prossimo Capitolo miei cari Karmapeyotiani!
Sempre in giro!
P.S. Mi dispiace che le foto siano le stesse già viste e riviste su FB ed Instagram..le ho perse tutte disgraziatamente, diciamo, in mare….
Ecco il video per questo secondo capitolo!
Enjoy 😀

Capitolo Primo: In Capanna Alpe Salei

Siamo partite alle due e mezza o tre di notte, adesso non ricordo con precisione, ero ancora un po’ sotto l’effetto di Morfeo.

Le valige le avevamo già caricate prima di coricarci, mancavano i cani (dei miei genitori), le bevande e le cibarie da viaggio.

Autostrada buia.

Veloci proseguiamo nella notte superate solo dai macchinoni targati Sizzera che sfrecciano senza temere gli autovelox.

Arriviamo sulla Milano Laghi che il cielo inizia a schiarirsi. Grossi nuvoloni, però,  preannunciano la pioggia che ci avrebbe accompagnato per un po’ di tempo.

All’alba “conquistiamo” il confine dopo aver comprato all’ultimo distributore italiano, la vignetta autostradale per la bellezza di 40 euro annuali (per arrivare a Milano ne abbiamo spesi ai caselli giusto la metà e con il ritorno abbiamo raggiunto la quota che si spende per 365 giorni nelle autostrade svizzere..non è pazzesco? ma le sappiamo tutti queste cose strane che succedono in Italia).

Le Alpi si alzano davanti a noi. Io le guardo estasiata. Finalmente di nuovo qui.

28 anni di vacanze estive e Natali passati in questa nazione; due e mezzo di qualcosa di simile all’esilio.

Ma questa è un’altra storia.

Arriviamo nei pressi di Locarno e da lì iniziamo a salire verso la Valle Onsernone.

La prima tappa è la Capanna Alpe Salei, come avevo anticipato nel post precedente.

Parcheggiamo la macchina e ci avviamo, bagagli e cagnoline, verso la funivia, unico mezzo a parte le gambe, che porta in capanna, a 1777 m. Qui trovate il link al sito ufficiale, nel caso voleste fare un giro da quelle parti.

Riabbraccio i miei familiari, soprattutto mia sorella, che assieme al suo ragazzo gestisce la capanna. Non la vedevo da un sacco di mesi!

La capanna è rimasta il posto fantastico che mi ricordavo dalla scorsa estate. Solitaria, di pietra, immersa tra quelle montagne morbide e austere allo stesso tempo. Quel verde oliva dei pascoli di estate inoltrata. E quelle nuvole.

Mammamia quelle nuvole. Bellissime, avvolgenti e portatrici di fresco, pioggia e fulmini!

Quattro giorni quasi sempre avvolti da quelle nuvole. Meditativi, intimi, anche di lavoro (volontariato), ma ridotto rispetto allo scorso anno. Giochi in scatola, incontri, intaglio di legno, gatti che mangiano topolini, racconti, polente buonissime (il loro piatto forte è una polenta speciale, andate ad assaggiarla! Non ve ne pentirete) e birre della valle.

Svegliarsi la mattina presto tra quelle montagne e sapere che non c’è praticamente nessun’altro nel raggio di chilometri è una sensazione di pace pazzesca.

Non vedo l’ora di tornarci prima che chiudano, questo autunno. Voglio vedere i colori di quella stagione cromaticamente calda.

Insomma, passiamo lì quattro giorni intensi e un giovedì mattina, rimontiamo sulla funivia, scendiamo a valle e…

…e scoprirete cosa abbiamo trovato in macchina la settimana prossima!

Appuntamento quindi mercoledì prossimo per il secondo capitolo di questo viaggio e il nuovo video!

Ecco quello dedicato ai giorni passati in Capanna 😀

Karmapeyotes!

 

On the road in Svizzera

Eccomi qua, in pausa dal preparare valige, anzi, zaini.

Si, perché ho un piccolo on the road da percorrere. Me ne vado a fare un giro per le Alpi, le Alpi svizzere!!

Sarà un on the road dal sapore di casa, perché torno nel paese natale di mia mamma e rivedrò paesaggi e una cultura che in fondo fanno per metà parte di me e dai quali manco ormai da più di due anni.

Ma iniziamo con ordine.

Questo viaggio avrà inizio questa notte, nel cuore del buio e ci vedrà ai confini svizzeri all’alba.

La prima tappa sarà un luogo di cui ho già parlato in uno dei primi articoli di questo sgangherato blog: la Capanna Alpe Salei.

Torneremo infatti lì per qualche giorno, aiuteremo i gestori (la mia sorellina e suo moroso) nelle quotidiane mansioni capannare e ci godremo i suoni della natura e la vita in montagna.

Dopodiché ci sposteremo più a nord attraversando il Passo del San Gottardo (2114 m s.l.m.) e alloggeremo per un paio di giorni nel paese natale di mia mamma, Einsiedeln.

Il 12 gosto, invece, parteciperemo alla Street Parade a Zurigo e ci immergeremo in questo festival pazzo scatenato.

Seguirà credo un giorno di meritato riposo e poi torneremo verso sud, sfidando il meteo, che per il momento prevede pioggia per metà agosto, ed entreremo nel canton Vallese. Indovinate cosa c’è per me di così importante li?

IL CERVINO o MATTERHORN!!!

Dormiremo in un qualche campeggio e faremo l’escursione dei 5 laghi, ma soprattutto, mi berrò una birra fresca guardando quella meravigliosa montagna e immaginando Bonatti che la sale in invernale e solitaria.

Bene, questo è pressappoco l’itinerario, o il suo canovaccio.

Ahhhhhhh…la Svizzera 😀

Spero vivamente che il tempo sia clemente.

Karmapeyotiani, andate ad esplorare il mondo, mangiate bene e ridete meglio!

Ps: quasi sicuramente non avrò molta disponibilità di rete dati, ma appena avrò un po’ di wifi pubblicherò qualche foto, quindi continuate a seguirmi su FB ed Instagram 😀

 

Ps2: tutte le foto le ho trovate nel web

 

 

 

 

Autostoppisti, giocolieri e Carpe Diem, la mia avventura a Barcellona

Questo è un pezzo che avevo scritto ancora a settembre dello scorso anno per un blog che mi aveva promesso la pubblicazione nonostante i tempi lunghi..ma, insomma, i tempi si sono rivelati un po’ troppo lunghi e i contatti si sono, diciamo, un po’ persi per strada (non per mio volere).
Così, ecco qui!
Autostoppisti, giocolieri e Carpe Diem, la mia avventura a Barcellona
 un piccolo racconto del viaggio della scorsa estate.

Era stato un inverno molto difficile e pecuniariamente un po’ in carestia. Duro lavoro, tante decisioni di vita, un paio di preoccupazioni. Arriva la primavera e come sempre la frustrazione per la vita sedentaria nella quale ti ritrovi a vivere (malgrado la voglia di riscatto e l’impegno messoci che non ha portato a grandi risultati), inizia a massacrarti le budella. Mettici anche la paura di volare, la conseguente decisione di non prendere aerei per un po’ di tempo e l’avere una macchina di quasi 16 anni che inizia a portarti in giro per brevi tratti prima di avvertirti che sta per cadere a pezzi. Insomma, me l’ero messa via: “quest’anno mi sa che non farò niente”.

Fatto sta che invece, proprio il giorno dopo una serata particolarmente viaggio-nostalgica, arriva la notizia di una mia amica. Uno di quegli “amici” di Facebook, che in realtà sono dei perfetti sconosciuti, proponeva qualcosa che dovevo assolutamente sapere “Vado a Barcellona per un po’, qualcuno vuole venire? Condividiamo il viaggio in macchina ma offro i primi quattro giorni nel mio appartamento.”

Il mondo mi aveva ascoltata! Ma adesso cosa fare? Accettare l’invito di uno sconosciuto e partire, Carpe Diem, oppure rimanere a casa a crogiolarsi nella frustrazione del “non si sa mai di che persona si tratti, meglio non fidarsi”?

3..2..1…ovviamente

 

CARPE DIEM

Qualche settimana dopo, la mia amica ed io, partiamo all’alba con questo sconosciuto che chiameremo Mister M. e Silvia, una ragazza giovane, semplice, piena di vita e curiosità. Con se aveva portato una chitarra e l’intenzione di stabilirsi a Barcellona per l’estate, cercando lavoro e una casa occupata che le avevano consigliato. Mister M., invece, era un ragazzo poco più che ventenne, un po’ una specie di messaggero di pace troppo giovane e ancora in balia della sua età, o forse carattere, per poter essere coerente con quello che voleva essere: un guru di conoscenze esoteriche e curative. Durante buona parte del viaggio, le casse della macchina risuonavano di piacevole musica etnica fatta di tamburi e didjeridoo e delle parole di Mister M, le volte in cui era sveglio, che voleva insegnare l’autoipnosi e spiegava delle sue coltivazioni non prettamente legali, della pranoterapia che diceva di saper fare e di tante altre cose in cui credeva.

Dopo una quindicina di ore di viaggio, una veloce tappa poco dopo il confine francese e una fermata ad un posto di blocco, sempre in Francia, arriviamo a Barcellona. I paesaggi, dalla Pianura Padana, alle terre liguri, dalla costa francese a quella spagnola, si erano fatti via via sempre più diversi e ti ipnotizzavano con la lentezza del viaggio via terra.

Barcellona, come molti di voi sapranno, è una città dai mille volti, surreale come Gaudì, divisa in barrios (quartieri) ognuno con la sua storia e le sue caratteristiche. La città diventa un’esperienza che coinvolge non solo il corpo e la mente, ma anche il sogno.

Per varie vicissitudini, dovute principalmente alla disorganizzazione di Mister M., la mia a mica ed io ci eravamo trovate a dover prenotare due hostal diversi (causa anche i prezzi alti della stagione e il pienone di quei giorni per i vari festival elettronici e la notte di San Juan). La cosa era però entusiasmante, perchè ci dava l’occasione di vedere e vivere una città da diversi punti di vista.

 

Il primo alloggio è stato quello offertoci da Mister M. Tre giorni stupendi nel quartiere settecentesco dei pescatori di Barceloneta, a due passi dal mare, con i suoi palazzi alti, i vicoli stretti e gli odori che escono dalle cucine di bar e ristoranti. La spiaggia, il porto, la vita notturna, i festeggiamenti di San Juan (la notte del 23 giugno) con i suoi fuochi d’artificio e le serate passate sulla spiaggia, questi sono stati i primi giorni nel capoluogo della Catalogna.

 

Poi una Barcellona piu tranquilla e residenziale, con il traffico che entra dalle finestre e la Sagrada Familia a tiro di sputo. La scelta dell’hostal…fenomenale: al sesto piano, con vista diretta sull’ancora non terminata Sagrada. La notte, quando si accendevano le luci sulle colline in fondo e la chiesa era tutta illuminata..woow..davvero una buonanotte suggestiva.

 

Infine siamo capitate per puro caso ad alloggiare nel cosiddetto quartiere gay e siamo rimaste piacevolmente sorprese dalla differenza di vita che le persone omossessuali conducono qui, rispetto a molte zone d’Italia. Tranquille, a proprio agio, non nascoste ma discrete, come delle banalissime coppie eterosessuali. Da qui eravamo vicinissime al Raval e a Montjuic.

Ovviamente ci eravamo munite di abbonamento per i trasporti (non turistico) e con quello, ma soprattutto con le nostre gambe (BCN è facile da girare a piedi e si raggiungono tutte le varie zone, senza troppa fatica) abbiamo esplorato ogni meandro, ogni anfratto di questa città, da nord a sud, da est a ovest, ogni parco, tutto il lungomare. Abbiamo raggiunto la sommità del Tibidabo e la fortezza di Montjuic, abbiamo visitato Parc Guell e visto da fuori casa Batlò e la Pedrera, abbiamo bevuto sangria e mohitos in spiaggia dopo un pomeriggio di relax, abbiamo passato serate in riva al mare o sulle terrazze degli hostal a guardare la gente vivere la notte; abbiamo visitato il museo Blau, bevuto cañas nelle piccole piazze e annusato odore di marja ad ogni angolo (qui è più o meno legalizzata nel privato); abbiamo passeggiato sulle Rambla e guardato l’orizzonte da Port Vell; abbiamo rivissuto l’epoca di Cristoforo Colombo nella Plaça del Rei e del film “Il profumo” per i vicoli del Barrio Gotico dove infatti sono state girate alcune scene del lungometraggio tratto dal libro di Patrick Süskind.

In poche parole, abbiamo vissuto appieno ogni attimo di questi giorni.

Quest’avventura si conclude con i Pirenei, che abbiamo attraversato per raggiungere Foix, una cittadina francese con un meraviglioso castello, dalle cui torri era stata tirata una slackline che Mister M. e un ragazzo brasiliano (conosciuto a Barcellona e che adesso penso sia ancora in viaggio in autostop attraverso l’Europa) hanno abilmente attraversato. Si conclude con una bellissima cena paesana post slackline assieme agli organizzatori della manifestazione, e il sindaco stesso di Foix; si conclude con un post serata a casa “dell’amico brasiliano del ragazzo brasiliano in giro per il mondo”, dove abbiamo conosciuto una signora che, tra gesti e parole mezze in francese e mezze in portoghese, ci ha raccontato un po’ della sua terra; si conclude con una ripartenza alla volta dell’Italia alle undici di notte e un’alba in Liguria che mi porterò dentro per sempre.

Danimarca on the road

Il progetto era: attraversare l’Europa passando per la Svizzera e la Germania, girare tutta la Danimarca (meta principale) facendo tappa anche in Svezia e dormire ogni notte in posti diversi.

Erano le ultime due settimane di agosto 2014, eravamo in 4, avevamo una macchina e siamo partiti. Continua a leggere

Nelle terre Andaluse

Sono stata in Andalucia tre volte. La prima, perchè un po’ convinta da mia sorella, le altre due, perchè ormai me ne ero innamorata persa.

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Entroterra Andaluso

Il 2013 è stato un anno di grandi cambiamenti per me. Avevo deciso, un po’ inconsciamente in realtà, di buttarmi nelle avventure che mi capitavano, senza dire mai di no. Così, sono andata a fare rafting e kayak in Trentino con allora perfetti sconosciuti, sono andata un paio di giorni a Rimini con persone incontrate facendo Rafting, sono andata al monastero zen sugli Appennini e, grazie a questo, mia sorella ha ricevuto l’invito da un monaco spagnolo, conosciuto al “Tempio dei tre gioielli”, di raggiungerlo per un po’ di giorni a Malaga.

“Katja, vieni anche tu, ti prego, non voglio andare da sola in aereo..!”. E’ stato così che, i primi di settembre 2013, ho messo piede per la prima volta in questa terra arsa che mi ha stregato il cuore. Continua a leggere

L’aria di Parigi sa di piscio e di epoche perdute

Dato il mio fermo a casa per alcune settimane, mentre programmo nuove avventure, e mentre comunque ne vivo (come ad esempio la serata Goth/Dark di qualche sera fa alla Notte delle Candele) anche se più in piccolo, tutti i giorni, voglio raccontarvi di Parigi, dell’Andalucia e dell’on the road in Danimarca.

Partiamo dalla capitale francese. Non fatevi condizionare dal titolo di questo articolo, andate a visitarla anche voi, ne vale davvero la pena e nonostante varie disavventure capitate entrambe le volte che l’ho visitata, una volta a casa, mi sono sempre sentita di ritorno da un posto magico.

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Dalle torri del Notre Dame

Parigi per me è sempre stata la città dei bohémien, dei poeti, maledetti e non, degli artisti, dei rivoluzionari, delle ghigliottine e dei gargouilles, di intrighi, di rivoluzioni e di misteriosi segreti nascosti sotto la città. Ebbene, per me, tutto ciò di cui lo scorso anno era fatta Parigi, erano nuvoloni imponenti e scuri, una corte dei miracoli che per le strade continua a caratterizzare questa città (tra cui un senzatetto morto sul marciapiede), enormi cimiteri, la birra serale sulla Senna e un involontario alloggio di forse 9 m quadrati, compreso il bagno, attaccato alla Gare du Nord (stazione che soprattutto la notte si animava di loschi individui e sa perennemente di piscio). Eppure, nonostante gli inconvenienti e alcuni momenti nei quali avrei voluto  essere una ricca turista e mangiare un pasto caldo in un qualche ristorantino, senza per questo rinunciare a qualcos’altro, Parigi è tremendamente affascinante e viverla da squattrinata ha reso questo viaggio attraverso la città, ancora più intenso. La mattina mentre guardavo il cielo grigio dalla finestra (che dava su un cortile interno ancora più grigio e pieno di mozziconi di sigarette), in quella stanza sfatta e con le pareti consumate, mi sentivo uno di quegli artisti o scrittori di cui a scuola ogni tanto si parla, immersi nei loro pensieri, o già (oppure ancora) ubriachi, pronti ad un’altra giornata di  inquietudine (sicuramente non riuscivo a sentirmi Napoleone, o il re Sole, o Luigi XVI con ancora la testa, in quella bellissima stanza con i muri scrostati e incrostati di altro).

Per le strade mi immaginavo Hemingway che passeggiando si recava nella sua stanza in affitto a scrivere o raggiungeva l’appartamento di Gertrude Stein o andava a bere del buon vino rosso con James Joyce, Ezra Pound o F.Scott Fitzgerald.

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Per le vie di Montmartre

Immaginavo la rivoluzione francese percorrendo le vie parigine, la gente che mangiava dei pasticcini di un personaggio particolarmente macabro preparati con carne umana, immaginavo Monet che se ne andava in giro con la tela e la tavolozza o Quasimodo che suonava le campane o semplicemente immaginavo come potesse essere un tempo, la Senna.

E così otto giorni sono trascorsi tra le ninfee di Monet, gli spintoni al Louvre, gli impressionisti al Musée d’Orsay (tra cui “L’absinthe” di Degas una delle opere che desideravo da tempo vedere da vicino), i giardini (meno costosi) di Versailles, Napoleone, la libreria Shakespeare and Co. (nella quale avrei comprato di tutto e passato anni interi), la pizza da asporto mangiata in camera guardando film in francese (che io non capisco), le tombe di Baudelaire (così riservata ed anonima che abbiamo dovuto chiedere aiuto ad una simpatica vecchietta per trovarla) e di Wilde (con i suoi baci di rossetto), i cartelli di allerta attentati, le birre lungo il fiume, la vista sulla città dall’Arco di Trionfo, gli autobus (che per lo meno, al contrario della metro, ti

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Pizza con miele e curry, bbona! 🙂

fanno vedere un po’ la città) e l’ultima sera, passata a Montmartre, sotto il Sacro Cuore, con tutta Parigi davanti a noi e l’autista dell’autobus che ci ha portate su e anche giù, che ci provava spudoratamente con la mia compagna di avventure.

“Per Parigi non ci sarà mai fine e i ricordi di chi ci ha vissuto differiscono tutti gli uni dagli altri. Si finiva sempre per tornarci, a Parigi, chiunque fossimo, comunque essa fosse cambiata o quali fossero le difficoltà con la quale si poteva raggiungerla. Parigi ne valeva sempre la pena e qualsiasi dono tu le portassi ne ricevevi qualcosa in cambio. Ma questa era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri, e molto felici” (Festa Mobile, Hemingway).

Peace and Love gente!