Dream hard, train harder

Ebbene sì, l’ho fatto!

Mi sono iscritta al 3Cime Street Boulder Contest!

Dopo un anno di fermo, ho rimesso ai piedi le scarpette di arrampicata ed il cuore ha ricominciato a battere così forte che mi sono detta: che figata, così posso spaccare il mondo!

L’universo alpino, della roccia, dei boschi, delle valli, è sempre stato un ambiente nel quale mi sono sentita a casa. A volte, però, si perdono le chiavi o le si dimentica da qualche parte, distratti da mille stimoli e pensieri. A volte si è costretti a stare via per un po’.

Iniziare ad arrampicare tre anni fa è stato aprirmi ad una parte di me che non conoscevo, che era latente e che scalpitava per uscire.

Arrampicare mi svuota la mente.

Il mettere a dura prova il mio fisico per raggiungere a mani nude un punto in alto in alto, che a stare a terra le cervicali soffrono nel guardarlo, mi da una soddisfazione, mi da quel brivido di felicità che riesce a darmi solo lo stare da sola, con me stessa, appesa ad una corda a 30 metri di altezza dal suolo, con le dita che fanno male, con i tendini ed i muscoli delle braccia che pregano che le mani trovino un appiglio non troppo faticoso, con il fiatone (perché sembra di no, però il fiatone ti viene anche arrampicando) ma senza nessun pensiero se non il momento presente.

Può essere da pazzi, ma per me questa è libertà.

Dopo un anno abbondante quindi ho riallacciato le scarpette, ho indossato di nuovo l’imbrago e mi sono detta, voglio fare qualcosa di più.

Il Bouldering o sassismo è una disciplina dell’arrampicata che “consiste nell’arrampicare (fino ad un massimo di circa 7-8 metri) per risolvere particolari sequenze di movimenti concatenati e dinamici, in genere pochi (8-10), ma estremamente difficoltosi” (tratto da Wikipedia).

Ecco, il bouldering non l’ho mai praticato se non come riscaldamento in palestra d’arrampicata prima di fare corda.

Eppure mi ha sempre affascinata (nonostante l’arrampicata su corda mi affascini di più).

Ci vuole potenza, ci vuole tecnica, ci vuole dinamica, ci vuole forza: in pratica, molto allenamento.

Perché non prendere il contest come trampolino di lancio super motivante ed accattivante per rimettermi in forma?

Inoltre, cosa non trascurabile, non ho mai partecipato a contest di nessun genere.

Ancora meglio quindi!

Tre sfide!

  1. partecipare per la prima volta in vita mia ad un contest
  2. ripartire da zero con l’arrampicata
  3. arrivare ad un livello di bouldering il più decente possibile per non fare grosse brutte figure al mio primo contest della vita!

Ieri, perciò, mi sono iscritta al 3Cime Street Boulder Contest e ho iniziato subito gli allenamenti!

Potrete seguire quest’avventura qui nel sito, ma anche su Facebook nella pagina Karmapeyotes e su Instagram!

 

 

 

Un anno di KARMAPEYOTES

Ho tirato le somme.

Un anno di Karmapeyotes.

In realtà quasi un anno. Undici mesi per la precisione, anzi, dieci mesi e mezzo.

Ma voglio concludere qui la prima parte di quest’avventura di condivisione ed esperienze.

Lo voglio fare attraverso un video remix dei momenti salienti vissuti a partire dallo scorso agosto 2016.

La concludo qui perché sta arrivando la stagione calda e con lei la libertà di poter scegliere nuovi orizzonti. Ho già in mente un paio di cose da fare. A tal proposito aggiornerò Karmapeyotes molto più spesso in modo da renderlo un diario di viaggio attraverso l’estate.

Ci sarà da divertirsi!

La lista delle “111 avventure da fare prima di morire” mi sta aspettando e ho intenzione di spuntarne un paio di punti!

Ne aggiungerò altri a quelli già esistenti perché di cose che voglio fare ce ne sono a bizzeffe. Diventerà una super lista!

Ma…voi…avete scritto la vostra??

Dai!!

Alzate quelle chiappe dalla sedia! Andate a vivere la vostra avventura!

Ecco il video del primo capitolo della mia appena iniziata!

 

 

Novità per Karmapeyotes!

Buongiorno Karmapeyotiani!

E’ vero sono stata un po’ assente qui nel blog, ma ho continuato a pubblicare foto e video sia sulla pagine Facebook ed Instagram, che nel canale YouTube!

Trovate tutto lì eheh!

Ad ogni modo ho intenzione di essere più presente qui sul blog nei prossimi mesi.

Ci sono tante novità in Karmapeyotes!

Una di queste è il nuovo logo!!

Eccolo qui, cosa ve ne pare?

 

I bunker sul Montello. Un itinerario che fa riflettere

Un mesetto fa ormai, la primavera stava sbocciando.

I primi caldi, le foglioline verde chiaro sui rami ancora semi spogli, i prati invasi dai denti di leone e dalle margherite..

Quale occasione migliore per andare a fare una passeggiata nel cosiddetto “Bosco dei Dogi” ossia il Montello?

Riguardanti questa collina trovate sicuramente moltissime informazioni nel web digitando semplicemente MONTELLO, PRESE DEL MONTELLO, PASSEGGIATE SUL MONTELLO ecc.

I siti dai quali ho preso spunto per la passeggiata sono stati questi: “Montello – il bosco dei dogi“, “Travel and Marvel” e “Magico Veneto“.

L’itinerario che ho scelto e ho percorso (e che vi ho già preparato nei link citati sopra) è stato quello dei bunker della prima guerra mondiale: una passeggiata nella storia e nella natura di un luogo che durante gli anni ’15-’18 ha vissuto momenti particolarmente intensi e non così belli.

Come al solito mi sono portata dietro la GoPro e la macchina fotografica che ho riesumato da uno scatolone e assieme alla mia compagna di avventure siamo andate in esplorazione di questi posti.

La cosa che mi ha fatta riflettere maggiormente è stata la consapevolezza che persone come noi, un centinaio di anni fa, in quei posti, freddo, vento o sole cocente, hanno combattuto, sono rimasti feriti, hanno sofferto, qualcuno magari, proprio in quei bunker, è morto. Persone che avrebbero voluto essere in un altro luogo, magari festeggiare il Natale con la famiglia, magari vedere i figli nascere e crescere e che invece sono rimasti lì, a proteggere il fronte e quelle famiglie che li aspettavano a casa.

La cosa ancora peggiore è che cose di questo genere, nel mondo, accadono tutt’ora, sotto ai nostri “occhi” e non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati a poterci svegliare la mattina presto e prepararci il caffè senza dover scappare, senza dover avere paura per i nostri cari o per noi stessi.

Ho pensato a queste cose.

I bunker sono li, nascosti nella vegetazione e sembrano così pacifici.

Poco più sotto scorre il fiume per me più bello del mondo, il Piave, anzi la Piave.

Azzurro, limpido, con i suoi ciottoli colorati o bianchi.

Ora.

In alcune epoche invece, le sue acque si sono colorate di rosso e probabilmente, sopra quei ciottoli, che in estate scottano piacevolmente sotto i nostri piedi, cadaveri di entrambe le fazioni venivano pianti in egual modo.

Torniamo a noi..

Godetevi la vita, godetevi le piccole cose che questa vi regala ogni giorno.

Peace and Love

 

Pensieri di un sabato mattina di sole

Avete mai sentito l’esigenza di una vita tranquilla, fatta di cose semplici e genuine, fatta di affetti e del lavoro di tutti i giorni?

Io si, ma questa sensazione non è mai durata più di una settimana. Passati 5/6 giorni (a volte anche meno) sento quell’irrefrenabile desiderio di mescolarmi alla vita, di nuotare in un fiume, di respirare aria nuova, di camminare per sentieri e strade mai visti.

Ho 30 anni da poco e molti della mia generazione ormai sono sposati, hanno figli e un lavoro che li rende, magari non felici, ma per lo meno stabili. Li vedo orgogliosi e fieri delle loro scelte, li vedo felici mentre giocano con i loro figli, li vedo pronti ad affrontare le difficoltà della vita familiare in questo paese chiamato Italia.

Io non ce la faccio.

Ho bisogno di altro.

Ho due gatti e una persona speciale al mio fianco, ho dei libri e dei fogli di carta sui quali scrivo, ho una videocamera nella quale registro momenti e sensazioni, ho un computer che mi permette di assemblare le mie passioni e comunicare al mondo e ho una chitarra. Tendenzialmente non mi servirebbe altro. Ho una tenda, ho un sacco a pelo, ho il mondo che mi aspetta.

E ho una pazzesca voglia di libertà e di autoaffermazione che al momento, ironicamente, però, mi imprigionano in un limbo fatto di frustrazioni.

Una frustrazione dettata da limiti imposti da una sottospecie di morale comune, un lieto fine che deve essere uguale per tutti.

Bisogna essere bambini fino ad un certo punto, poi attraverso gli anni di scuola si cresce fino a quando non ti dicono che nonostante la tua giovinezza e le tue poche esperienze devi trovare un lavoro, diventare grande, guadagnare soldi, trovare qualcuno con il quale passare la vita e formare una famiglia. Devi essere abbastanza ricco da costruirti una casa o per lo meno vivere da solo e se abbastanza ricco non sei, devi chiedere prestiti ed aiuti finanziari che non sarà facile estinguere. Le vacanze saranno l’unico momento nel quale sentirsi sé stessi e fare qualcosa per sé stessi, ma sempre e solo se i soldi sono stati risparmiati.

Ti ficcano nel cervello che fare una vita come la vorresti tu, libera e felice, è un traguardo per pochi fortunati figli di papà.

Tutto questo però non è vero!

Ci sono persone libere che si sono fatte in quattro per riuscire ad esserlo ed è questo che mi interessa sapere e nel quale voglio continuare a sperare.

Io ce la farò a liberarmi dalle catene che mi sono cresciute addosso e a rendere la mia vita un capolavoro. Riuscirò a realizzare i miei sogni, a spuntare tutta la lista delle “111 Avventure da fare prima di morire” e a trovare altre mete. Per me stessa e per coloro che sognano e non vogliono arrendersi.

E voi ce la farete?

Pensieri di un sabato mattina di sole.

 

Cuore di pietra: leggende e misteri di Venezia

Non so perché, non so come e non ricordo quando mi sia venuta in mente quest’idea malsana di andare in cerca di luoghi e leggende misteriosi di Venezia e raccontarveli.

La cosa mi gasa ad ogni modo un sacco e pur non sapendo come verrà strutturato il tutto, questo primo esperimento è stato l’interessante anticipazione di un’idea.

E così ve lo presento.

Questo video-esperimento è dedicato al cuore di pietra che si trova infisso sulla sommità dell’arco all’ingresso del basso sottoportego dei Preti in zona Castello, ovviamente a Venezia.

Un bel giorno di ferie ho preso il treno e arrivata in quello che per me è un posto nel quale mi sento più a casa di casa mia, mi sono messa alla ricerca del mattoncino rosso che alcuni dicono porti fortuna in amore.

Ora vi racconto la storia di quel cuore di pietra.

Si dice che una notte, Orio, un pescatore veneziano, avesse pescato nelle sue reti al largo di Malamocco, una sirena, Melusina. I due, dopo l’iniziale timore, passarono la notte a parlare e finirono con l’innamorarsi e si promisero di rincontrarsi ogni notte, a parte il sabato, sulla spiaggia vicina. Così fu, ma arrivata la notte del terzo sabato, Orio non resistette a non vedere la sua amata e si recò nel solito luogo. Qui non trovò Melusina. Al suo posto vide un’enorme serpe di mare. Era la sua amata, che per colpa di un maleficio, ogni sabato era costretta a trasformarsi in quel grande essere marino. Melusina rassicurò però Orio dicendogli che, se lui l’avesse sposata, sarebbe rimasta per sempre bella come l’aveva conosciuta. I due si unirono felicemente a nozze e in poco tempo ebbero tre figli. Un giorno però, Melusina si ammalò gravemente e in breve tempo lasciò il pescatore addolorato e solo con i figli.

Nonostante l’assenza della sua amata, Orio tornava ogni mattina da lavoro e trovava casa e bambini in ordine e puliti. Un sabato mattina però, rientrato a casa prima del solito, trovò in cucina un enorme serpente e preoccupato per l’incolumità dei suoi figli, senza pensarci un secondo, gli tagliò la testa. Da quel giorno però, casa e figli rimasero in disordine, così che il pescatore capì che il serpente al quale aveva mozzato la testa era in realtà Melusina.

E’ in ricordo di questa storia che il cuore di pietra è stato posto lì dove un tempo sorgeva la loro casa.

 

Ed ecco il video che ho creato a riguardo.

Se vi è piaciuto mettete un enorme like, grosso quanto quel cuore di pietra!

E’ un esperimento, quindi accetto qualsiasi tipo di critica (costruttiva si spera ;D)

 

 

 

 

Almeno un libro al mese: ESPERANZA di Alberto Fumagalli

Come ben sapete, tra le “111 avventure da fare prima di morire” ce n’è una quasi eterna con me stessa: leggere almeno un libro al mese, per tutti gli anni che verranno.

La lista dei libri letti da Settembre 2016, mese nel quale ho iniziato questa sfida, la potete trovare qui.

Tempo per leggere libri, nonostante tutti gli impegni, lo si può trovare.

Una paginetta mentre si è in treno o in autobus, mentre si aspetta il proprio turno alle poste, mentre l’acqua della pasta si scalda, prima di dormire, appena svegli; insomma, ognuno con i propri ritmi può dedicare alla lettura una piccola parte della sua giornata. Per iniziare possono bastare anche 5 minuti al giorno. Deve diventare un rito piacevole, una bella abitudine alla quale, col tempo, non saprete più fare a meno.

Leggendo si entra in mondi nuovi, si entra in contatto con il proprio inconscio. Attraverso la lettura diventiamo gli eroi di un romanzo, ma possiamo anche rispecchiarci negli antagonisti, o in qualche personaggio meno centrale.

Leggendo possiamo viaggiare assieme a chi ci racconta delle proprie avventure, possiamo fare esperienze che in questa vita reale non ci è dato sperimentare.

Leggere è bello.

Frase semplice, ma che contiene un universo di sfaccettature e riflessi, sfumature e sensazioni.

Io ho iniziato a leggere sul serio in terza elementare e il libro che mi è rimasto nel cuore fino da allora è “Rasmus e il Vagabondo” di Astrid Lindgren. Forse la mia passione per il viaggio, per il girovagare, il vagabondare con poco appresso è stata un po’ colpa di questa signora svedese che assieme alle avventure di Pippi Calzelunghe, ha segnato la mia infanzia e alimentato la mia assurda ricerca di avventure.

Torniamo ora al dunque.

Amo leggere e amo comprare libri. Il poco tempo mi rallenta ma non mi ferma.

In casa, fino a qualche giorno fa, avevo la bellezza di 15 libri ancora da leggere e la missione di non comprarne altri fino a quando tutti non sarebbero stati letti.

Missione fallita. No ho acquistati già altri 3. Uno mi è arrivato via posta giusto questa mattina.

Ho la mania, anche, di leggerne più di uno alla volta. Al momento ne ho in lettura 3.

Mi piace portarmeli appresso. I miei tesori, i miei forzieri di carta stampata da scoprire un po’ per volta.

Non è difficile, capite, farmi dei regali!

 

ESPERANZA

Arriviamo ora al motivo principale del post che vi sto scrivendo.

Questo febbraio 2017 sono riuscita a finire, non solo un libro, ma addirittura 3 e ne ho iniziato un quarto.

Vorrei dedicare un po’ di spazio al romanzo di Alberto Fumagalli, ESPERANZA.

A parte la mia grande passione per il libri, non riesco a leggere di tutto.

Faccio difficoltà a digerire la narrativa di autori di questo secolo e di buona parte dell’ultima metà del secolo scorso.

Mi piacciono Hemingway, Hesse, Kerouac, Chatwin, Bulgakov, Fante, giusto per fare dei nomi.

Ebbene ESPERANZA mi è piaciuto. Mi ha tenuta incollata alle sue pagine in maniera piacevole. La trama, lo stile, l’ambientazione, la psicologia dei personaggi, il messaggio..sono state tutte scoperte positive. Alberto Fumagalli sa scrivere in maniera accattivante ma sincera e mi ha piacevolmente stupita.

ESPERANZA è un romanzo di quelli che ti mettono in moto, ti fanno pensare e ti spronano ad agire, a non smettere di credere nei propri sogni. E’ un romanzo attuale, da leggere soppesando anche le più semplici frasi.

Il profumo di menta è la chiave.

Si parla di sogni, si parla di vita, si parla di affrontare con coraggio delle scelte e del non fossilizzarsi in una vita nella quale poi non ci si accorge più di niente, nella quale ci si circonda di nulla e di pensieri comuni.

Ho scoperto con questo libro, una persona che la pensa un po’ come me e che sta lavorando, sui e con i suoi sogni, affinché tutti non smettano di “scrivere sogni”. Scusate le bruttissime ripetizioni, ma ci stanno tutte.

Voglio chiudere il post citando alcune frasi, un paio delle mie preferite, di ESPERANZA.

“Nella vita ascoltate troppo cosa dovete fare, questo è il vostro problema. Che libri scriverete? Vi farete dare pure un titolo? Una storia? Magari modificherete pure il vostro nome.”

“E’ il movimento della nostra mente, dove stanno i sogni, quello che conta. La gente con tanti sogni spaventa chi è abituato o vuole stare fermo. Il movimento è tutto quello che noi facciamo per ottenere quello che vogliamo. Movimento è cambiamento, miglioramento…Muovere la nostra mente, da soli. Perché la vita è la nostra, e dobbiamo saperla cambiare, migliorarla, a volte.”

 

Peace and Love gente!

 

Brent de l’Art: camminare nel tempo

Avevo i ramponcini e le idee chiare: Brent de l’Art!

Esiste un posto, dalle parti di Sant’Antonio di Tortal (Belluno), dove, quando il ghiaccio invernale lo consente, si può camminare nel tempo. Si può toccare la storia della terra, la magia dell’alchimia che in continuazione trasforma il mondo e scava, scava, scava.

Dico, si può camminare nel tempo, perché qui il tempo ci è passato e ha lasciato i suoi solchi nella roccia; un tempo chiamato  Art, che nel suo scorrere ha creato un canyon percorribile passeggiandoci a piedi, dall’interno, in inverno, quando l’acqua forma uno strato di ghiaccio abbastanza spesso da permettere di essere calpestato.

Avevo visto delle foto di Brent de l’Art e ne avevo sentito parlare spesso, così, con la mia compagna d’avventure, un amico munito di macchina fotografia e la mia GoPro H4S, ci siamo incamminati attraverso le gole tra le rocce, poggiando gli scarponi corredati di ramponcini su uno strato di ghiaccio che ci separava dal mondo dei pesci sotto di noi (potete vederli nel video che ho fatto!).

Tronchi ricoperti di ghiaccio, stalattiti di acqua gelata, cascatelle immobilizzate dall’inverno..l’avventura!

Insomma, se il ghiaccio tiene ancora (ma state molto attenti!), dovreste farci un salto.

Io credo ci tornerò in estate.

Un po’ di canyoning, che dite?

 

In caso aveste bisogno di informazioni più dettagliate, vi lascio qualche link ai quali ho fatto riferimento anche io. Buona avventura!!

Magico Veneto

Montagna Amica

Il Paletto

Autostoppisti, giocolieri e Carpe Diem, la mia avventura a Barcellona

Questo è un pezzo che avevo scritto ancora a settembre dello scorso anno per un blog che mi aveva promesso la pubblicazione nonostante i tempi lunghi..ma, insomma, i tempi si sono rivelati un po’ troppo lunghi e i contatti si sono, diciamo, un po’ persi per strada (non per mio volere).
Così, ecco qui!
Autostoppisti, giocolieri e Carpe Diem, la mia avventura a Barcellona
 un piccolo racconto del viaggio della scorsa estate.

Era stato un inverno molto difficile e pecuniariamente un po’ in carestia. Duro lavoro, tante decisioni di vita, un paio di preoccupazioni. Arriva la primavera e come sempre la frustrazione per la vita sedentaria nella quale ti ritrovi a vivere (malgrado la voglia di riscatto e l’impegno messoci che non ha portato a grandi risultati), inizia a massacrarti le budella. Mettici anche la paura di volare, la conseguente decisione di non prendere aerei per un po’ di tempo e l’avere una macchina di quasi 16 anni che inizia a portarti in giro per brevi tratti prima di avvertirti che sta per cadere a pezzi. Insomma, me l’ero messa via: “quest’anno mi sa che non farò niente”.

Fatto sta che invece, proprio il giorno dopo una serata particolarmente viaggio-nostalgica, arriva la notizia di una mia amica. Uno di quegli “amici” di Facebook, che in realtà sono dei perfetti sconosciuti, proponeva qualcosa che dovevo assolutamente sapere “Vado a Barcellona per un po’, qualcuno vuole venire? Condividiamo il viaggio in macchina ma offro i primi quattro giorni nel mio appartamento.”

Il mondo mi aveva ascoltata! Ma adesso cosa fare? Accettare l’invito di uno sconosciuto e partire, Carpe Diem, oppure rimanere a casa a crogiolarsi nella frustrazione del “non si sa mai di che persona si tratti, meglio non fidarsi”?

3..2..1…ovviamente

 

CARPE DIEM

Qualche settimana dopo, la mia amica ed io, partiamo all’alba con questo sconosciuto che chiameremo Mister M. e Silvia, una ragazza giovane, semplice, piena di vita e curiosità. Con se aveva portato una chitarra e l’intenzione di stabilirsi a Barcellona per l’estate, cercando lavoro e una casa occupata che le avevano consigliato. Mister M., invece, era un ragazzo poco più che ventenne, un po’ una specie di messaggero di pace troppo giovane e ancora in balia della sua età, o forse carattere, per poter essere coerente con quello che voleva essere: un guru di conoscenze esoteriche e curative. Durante buona parte del viaggio, le casse della macchina risuonavano di piacevole musica etnica fatta di tamburi e didjeridoo e delle parole di Mister M, le volte in cui era sveglio, che voleva insegnare l’autoipnosi e spiegava delle sue coltivazioni non prettamente legali, della pranoterapia che diceva di saper fare e di tante altre cose in cui credeva.

Dopo una quindicina di ore di viaggio, una veloce tappa poco dopo il confine francese e una fermata ad un posto di blocco, sempre in Francia, arriviamo a Barcellona. I paesaggi, dalla Pianura Padana, alle terre liguri, dalla costa francese a quella spagnola, si erano fatti via via sempre più diversi e ti ipnotizzavano con la lentezza del viaggio via terra.

Barcellona, come molti di voi sapranno, è una città dai mille volti, surreale come Gaudì, divisa in barrios (quartieri) ognuno con la sua storia e le sue caratteristiche. La città diventa un’esperienza che coinvolge non solo il corpo e la mente, ma anche il sogno.

Per varie vicissitudini, dovute principalmente alla disorganizzazione di Mister M., la mia a mica ed io ci eravamo trovate a dover prenotare due hostal diversi (causa anche i prezzi alti della stagione e il pienone di quei giorni per i vari festival elettronici e la notte di San Juan). La cosa era però entusiasmante, perchè ci dava l’occasione di vedere e vivere una città da diversi punti di vista.

 

Il primo alloggio è stato quello offertoci da Mister M. Tre giorni stupendi nel quartiere settecentesco dei pescatori di Barceloneta, a due passi dal mare, con i suoi palazzi alti, i vicoli stretti e gli odori che escono dalle cucine di bar e ristoranti. La spiaggia, il porto, la vita notturna, i festeggiamenti di San Juan (la notte del 23 giugno) con i suoi fuochi d’artificio e le serate passate sulla spiaggia, questi sono stati i primi giorni nel capoluogo della Catalogna.

 

Poi una Barcellona piu tranquilla e residenziale, con il traffico che entra dalle finestre e la Sagrada Familia a tiro di sputo. La scelta dell’hostal…fenomenale: al sesto piano, con vista diretta sull’ancora non terminata Sagrada. La notte, quando si accendevano le luci sulle colline in fondo e la chiesa era tutta illuminata..woow..davvero una buonanotte suggestiva.

 

Infine siamo capitate per puro caso ad alloggiare nel cosiddetto quartiere gay e siamo rimaste piacevolmente sorprese dalla differenza di vita che le persone omossessuali conducono qui, rispetto a molte zone d’Italia. Tranquille, a proprio agio, non nascoste ma discrete, come delle banalissime coppie eterosessuali. Da qui eravamo vicinissime al Raval e a Montjuic.

Ovviamente ci eravamo munite di abbonamento per i trasporti (non turistico) e con quello, ma soprattutto con le nostre gambe (BCN è facile da girare a piedi e si raggiungono tutte le varie zone, senza troppa fatica) abbiamo esplorato ogni meandro, ogni anfratto di questa città, da nord a sud, da est a ovest, ogni parco, tutto il lungomare. Abbiamo raggiunto la sommità del Tibidabo e la fortezza di Montjuic, abbiamo visitato Parc Guell e visto da fuori casa Batlò e la Pedrera, abbiamo bevuto sangria e mohitos in spiaggia dopo un pomeriggio di relax, abbiamo passato serate in riva al mare o sulle terrazze degli hostal a guardare la gente vivere la notte; abbiamo visitato il museo Blau, bevuto cañas nelle piccole piazze e annusato odore di marja ad ogni angolo (qui è più o meno legalizzata nel privato); abbiamo passeggiato sulle Rambla e guardato l’orizzonte da Port Vell; abbiamo rivissuto l’epoca di Cristoforo Colombo nella Plaça del Rei e del film “Il profumo” per i vicoli del Barrio Gotico dove infatti sono state girate alcune scene del lungometraggio tratto dal libro di Patrick Süskind.

In poche parole, abbiamo vissuto appieno ogni attimo di questi giorni.

Quest’avventura si conclude con i Pirenei, che abbiamo attraversato per raggiungere Foix, una cittadina francese con un meraviglioso castello, dalle cui torri era stata tirata una slackline che Mister M. e un ragazzo brasiliano (conosciuto a Barcellona e che adesso penso sia ancora in viaggio in autostop attraverso l’Europa) hanno abilmente attraversato. Si conclude con una bellissima cena paesana post slackline assieme agli organizzatori della manifestazione, e il sindaco stesso di Foix; si conclude con un post serata a casa “dell’amico brasiliano del ragazzo brasiliano in giro per il mondo”, dove abbiamo conosciuto una signora che, tra gesti e parole mezze in francese e mezze in portoghese, ci ha raccontato un po’ della sua terra; si conclude con una ripartenza alla volta dell’Italia alle undici di notte e un’alba in Liguria che mi porterò dentro per sempre.

E’ ora di prendere in mano i buoni propositi

Dopo aver visto il tramonto dal Monte Grappa e dopo aver fatto un paio di escursioni durante le vacanze natalizie….

Sapete cosa sto facendo in questi giorni?

NIENTE.

Si, niente. Vado a lavorare, torno a casa, edito qualche video, leggo qualcosa, bevo tea speziati, gioco con le gatte, preparo il lavoro per il giorno o per i giorni dopo e poi ceno.

Il freddo mi sta bloccando a casa. Che vergogna.

E’ ora di prendere in mano i buoni propositi, iniziare a rendere questo anno produttivo e scansare quel velo di pigrizia che l’inverno mi mette in corpo. Devo riprendere a spuntare la “Lista delle 111 avventure“!

Facendo corna, la schiena sti sta lentamente rimettendo a posto. Ho quindi intenzione di ripartire con gli allenamenti (molto, molto, molto più soft e graduali) per il “The Civetta Project“.

Ho in mente un viaggio che mi porterà a visitare 5 stati europei nei quali non ho ancora mai messo piede.

Sto continuando con l’impresa di leggere almeno un libro al mese. Impresa perché questo lavoro mi riempie il cervello e pensare di mettermi a leggere ancora quando torno a casa, mi da la nausea. Ce la farò però, ve lo assicuro 🙂

E poi e poi e poi….

Continuate a seguirmi e scoprirete quello che la mia mente contorta e vagabonda sta immaginando e iniziando a progettare!

E voi? Cosa state facendo? Cos’avete in mente di fare quest’anno?

Scrivetelo con un commento! Qui, oppure su Facebook!

Ah, e non dimenticatevi di guardare i miei video su YouTube! Li trovate sotto Karmapeyotes ovviemente 😀

La vostra Goldmund